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Nome: E. F.
non sono una replicante, non sono quella che canta "pitagora switch", non sono Gibreel Farishta, non sono una pasticca di Codex, non sono una cantante folk degli anni '60 (purtroppo), non sono un matitone colorato, non sono Bilbo, non sono una busta di plastica che fluttua nel vento in un freddo pomeriggio d'inverno, non sono Jules e neanche Jim, non sono un filo elettrico (ma a volte sono elettrica), non sono Antigone (e meno male!), non sono un sogno (ma posso essere un incubo!), non sono ricca non sono brutta non sono cattiva (almeno non troppo), non sono la crema per le mani e non sono un foglio di carta appallottolato...
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La compagnia della forchetta
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Viaggi in treno quando torni a casa e c'è una bella luce e c'è gente tranquilla in scompartimento e si vedono prima i campi poi il mare e si legge un bel libro e si ascolta De Gregori o Guccini. Ti siedi e già sai come sarà il viaggio, perchè sotto sotto ti va di passare quelle tre ore seduto in mezzo a sconosciuti con i quali dopo un po' si crea quella strana intimità propia solo degli scompartimenti dei vagoni di terza classe che vanno verso Sud. Ascolti Guccini random, De Gregori (preferibilmente "Capo d'Africa" e "Due zingari"). Leggi tanto (mi da un gusto del tutto particolare leggere in treno). E poi tiri fuori il panino preso dal bar della stazione e mangi lentamente per far passare il tempo. (Ho imparato sui bus della Greyhound a mangiare molto lentamente per far passare il tempo). Poi magari hai presto anche un dolcino. Poi un dieci minuti prima di arrivare ti alzi, raccogli le tue cose e ti metti vicino al finestrino a guardare la spiaggia di fontespina che scorre prima veloce poi lentamente. E il treno si ferma. Civitanova. Stazione di Civitanova.
